teogonia/2
(03:06// martedì, 16 giugno 2009)
And as my heart ran round
My dreams pulled me from the ground
Forever to search for the flame
For home again
For home again

Mi diverto sempre a raccontare ai miei "nuovi amici" il modo in cui ho conosciuto la mia prima "amica".
Uso dire che era la mia migliore amica delle elementari, ma è probabile che in realtà sia stata la mia prima amica nel senso più ampio del termine. La conosco da praticamente quindici anni, e siamo diventate persone molto diverse, ma, quando questo o qualche altro dubbio mi spingono a vedere le cose in maniera negativa, mi rendo conto che il semplice fatto che tutt'ora ci sentiamo, e che i contatti siano stati tenuti (anche attraverso una corrispondenza cartacea durata almeno un paio d'anni) depone decisamente a favore.
Be', era il primo giorno di scuola, ed io, mossa da non so quale coraggio folle, mi avvicinai a lei in giardino durante la ricreazione chiedendole di giocare. Le proposi di "giocare a essere" - il migliore dei giochi - due centauri, e siccome già al tempo ero una personcina democratica, le offrii di scegliere il suo fidanzato (potevamo non avere un fidanzato? Al tempo si diceva così, "fidanzato"... XD) tra le allettanti alternative di
Zio Paperone e
Mago Merlino.
Splendido.
Uso rievocare questo episodio anche quando voglio testimoniare le antiche origini della mia gerontofilia. XD
Non mi ricordo cosa disse Giulia. Penso che non sapesse cosa fossero i centauri. Avevamo sei anni.
Io lo sapevo perchè avevo visto
Fantasia della Disney, e perchè mia madre me l'aveva spiegato. Ho un vago ricordo di un paio d'ali di cartone colorato col quale giocavo (in
Fantasia c'erano anche i cavalli alati). Mi infilavo sotto ad un vecchio mobile di legno scuro che c'era in corridoio, dove mio padre faceva il presepio qualche anno. Mi infilavo lì anche dopo aver visto
Edward Mani di Forbice: quando ero piccola
Edward Mani di Forbice era per me il picco della depressione, e quindi naturalmente ogni tanto mi veniva voglia di vederlo. Quando la musica dei titoli di coda (al tempo non sapevo cosa volessero dire parole come colonna sonora o titoli di coda... XD) mi faceva venire le lacrime agli occhi, e la statua di Kim ballava sotto la neve, io mi infilavo sotto il mobile, e piangevo un po', crogiolandomi in questo grandioso sentimento di tristezza, commozione e bellezza.
Ho un vago ricordo che una sera mio padre tornò a casa dal lavoro e mi trovò, e credo che fece una domanda totalmente inadatta al delicatissimo momento. Il mio tentativo di spiegargli che avevo appena visto
Edward Mani di Forbice, e il suo non comprendere, sono uno dei miei primi ricordi sulla soggettività delle emozioni e in particolare delle mie.
Questi ricordi confusi costituiscono la sostanza base fondamentale della mia infanzia. Sono cresciuta da sola: non avevo né fratelli né cugini. Tutti i miei parenti erano adulti, se non vecchi, e io trascorrevo il mio tempo con loro, avendo poca simpatia o soggezione verso gli altri bambini; mi ricordo per esempio che mi vergognavo ad entrare nei negozi di giocattoli, trovando
infantile la cosa, anche se desideravo da morire l'uno o l'altro giocattolo. Alle aspettative di cosa o di chi credevo di dovermi conformare? oppure quello di sembrare il più possibile adulta era un desiderio mio?
Le persone con cui trascorrevo più tempo erano i miei genitori, naturalmente. Anche i nonni, ma i miei nonni non hanno una grande fantasia, per quanto abbia scoperto di recente che ciascuno di loro ha,
indeed, una sensibilità. Non ho fatto in tempo ad indagare il nonno paterno, è morto prima. Mi vergogno a dire che non ricordo di aver pianto o sofferto, e che per molti anni non ho pensato a lui, nonostante mi venisse detto che mi aveva voluto molto bene. Non ricordo granchè del rapporto che avevamo finché era vivo: ricordo che mi piaceva di meno dell'altro nonno, l'Ingegnere - ma l'altro nonno era alto ed elegante, o così lo vedevo io - però, come sempre, anche a lui io cercavo di piacere. Sembra fosse simpatico, anche se non proprio ineccepibile. Era cresciuto in una famiglia di maschi, e gli piacevano le ragazze. Pochi giorni fa mia nonna mi ha detto che gli piacevano le donne con i capelli lunghi, che gli sarebbero piaciuti i miei - sono molto, molto lunghi - e la cosa mi ha lasciato stranita. Mi sarebbe piaciuto avere l'occasione di piacergli.
A mio nonno paterno, che io sappia, piacevano, oltre alle donne, gli animali. Gli uccelli. Sua moglie non è un'intellettuale, ma ha una certa passione per le telenovele e per le sue piante. Mia nonna materna ha l'animo drammatico e romantico, e legge biografie. L'Ingegnere è un aspirante tuttologo, un po' fallito, come tuttologo. Però ama la sua materia e riempie fogli di calcoli che io non capirò mai.
Mi piacerebbe poter dire d'aver preso un po' da ognuno di loro, ma non credo che sia vero.
Quando ero bambina avevo una gran fantasia, la base e l'elemento collante della mia personalità, e questa fantasia era forgiata da mia madre.
A mia madre piacciono il Medioevo, le abbazie cistercensi, la musica celtica, Duby e Le Goff, i gatti, l'Irlanda, e un sacco di altre cose che non riesco a visualizzare correttamente. Sono così intrisa di tutte queste cose da fare fatica a ritirarle fuori per guardarle e dar loro un nome. Da sempre, da quando ero bambina, ho attinto a questa fonte, e l'immaginario di mia madre è diventato il mio, come si tramandano i racconti orali nelle famiglie e nelle tribù. Alcune di queste cose sono così fondamentali, per me, che hanno il sapore dell'archetipo, di qualcosa del quale non c'è e non è necessario dare una spiegazione.
Che io ricordi, quando ero piccola, non uscivo mai dalla mia fantasia. Si può dire che io ci fluttuassi dentro. Che fossi una bambina distratta, con la testa tra le nuvole, non ci piove. Fino ai dieci anni non ho avuto bisogno di studiare: il minimo della mia attenzione era sufficiente per la scuola. Capivo e memorizzavo senza fatica. Per cui avevo un sacco di tempo libero, e nessun impegno urgente, nessun impegno reale che mi distogliesse dalle mie fantasticherie.
Da ciò la consistente dose di realtà che le fantasticherie di cui sopra avevano.
Mi ricordo lunghi viaggi in macchina, diretti alla meta delle vacanze, la stupenda Val Casies al confine con l'Austria. Viaggi in macchina - io, mia madre, mio padre e la nostra gatta - epici, accompagnati dalla musica che sono abituata ad ascoltare sin da bambina: Guccini, Enya, Loreena McKennitt. I Modena City Ramblers, i Chieftains, De Andrè...
Ma soprattutto la McKennitt,
the Mystic's Dream, e i miei occhi puntati fuori dal finestrino durante l'interminabile viaggio, puntati sul cielo e sulle montagne coperte di abeti, occhi suggestionati al massimo, che immaginavano, sotto la coltre del bosco, la vita magica dei geni degli alberi, delle fate, delle streghe; e i giganti di roccia che distendendosi formavano le montagne; i portali attraverso i quali le ragazze possono perdersi e scomparire, come ad Hanging Rock...
Mi piacevano le cose che hanno una superficie e qualcosa
sotto. Prendete per esempio il mare. Finchè i miei sono stati sposati si usavano fare due vacanze d'estate: una con mia madre, al mare - a mio padre la spiaggia non piaceva - e una tutti insieme in montagna. Poiché mio padre ci obbligava ad armarci di scarponcini, zaini e bastoni e a scalare i cocuzzoli, mentre al mare bastava la mia opposizione per far desistere mia madre dall'incoraggiarmi a fare amicizia con "altri bambini" - altri bambini? quei mocciosi da spiaggia? - leggevo molto di più al mare. Sotto l'ombrellone, divoravo i libri. Iniziavo e non mi fermavo più. E quando dopo un po' le parole ti hanno riempito la testa, e devi sollevare lo sguardo per lasciarle fluire dagli occhi e dal respiro, io guardavo il mare; mi arrampicavo sul molo di legno, quelli con le assi distanziate tra le quali vedi l'acqua e le cozze attaccate ai piloni, quando la maggior parte della gente se n'era andata, e mi spingevo fino al bilico, dove non avrei mai osato buttarmi in acqua; e guardavo... il confine del mare. Il mare agitato, il mare grigio, il mare salato. Il mare come me lo faceva sognare
L'isola del tesoro; i
Goonies; le musiche irlandesi che hanno il sapore dell'infrangersi delle onde... Cercavo i vascelli all'orizzonte, cercavo gli abitanti degli abissi, sognavo storie simili a quella che mi hanno palesemente rubato per scrivere la sceneggiatura di
Lady in the water. Fissando il mare ossessionata dall'idea di cosa c'era
sotto.
Molto tempo dopo avrei rifatto qualcosa di simile, in Sicilia, sentendo il bisogno fisico di allontanarmi dalla mia classe per fissare il mare - negli occhi le navi greche del 415 a.C.
Ero una bambina con un sacco di complessi, diciamolo.
E poi c'era il Medioevo. Mia madre amava il Medioevo. Sapete quello che dice Jack Sparrow?
Dovunque vorremo andare andremo, una nave è questo in realtà. Non è solo una chiglia, con uno scafo e un pontile, sì, la nave è fatta così, ma ciò che una nave è... ciò che la Perla Nera è in realtà... è libertà. Il Medioevo era la libertà. Nella mia mente il Medioevo era anche molto legato a folklore, storie di fate,
Ladyhawke e quant'altro... ma
non solo. Era un miscuglio di fantasia e realtà, costruito da nozioni che mia madre mi elargiva ogniqualvolta facevo una domanda, e che magari io memorizzavo anche a modo mio, ma che non mancavano mai di affascinarmi. Le abbazie con i loro chiostri che sono capaci di farmi il lavaggio del cervello tutt'ora. Le chiese, le biblioteche, i castelli con i ballatoi di legno - una
serie infinita di castelli con i ballatoi di legno visitati, in tutto il Tirolo, credo. Mi ricordo che mi fermavo in un punto, cercando di immaginare le migliaia - milioni! - di persone che attraverso millenni erano passate proprio lì. Le immaginavo come figure evanescenti, come centinaia di epoche sovrapposte a me, in quel preciso momento, strato dopo strato, infinite impercettibili tracce.
Il mio primo approccio con la Storia.
Non riesco a concepire come qualcuno possa vedere la storia come noiosa. Il motivo sta qui. La storia accendeva la mia fantasia di bambina, come i racconti degli dèi greci, di re Artù e della fata (quella che aveva il mio nome...) e di quei signori di cui leggevo i nomi sui dorsi dei libri dei miei genitori. Libri familiari, piazzati in alto come gufi benevoli: Duby, Le Goff, Hugo Pratt,
La grotta di cristallo, I re taumaturghi, La ballata del mare salato, Miti e leggende. La spada nella roccia di San Galgano. Beda il Venerabile, che, nella mia fantasia, immaginavo come un personaggio del cartone animato NIMH.
La mia mente assomigliava un po' ad un bestiario medievale, allegorico, occulto, miscuglio di realtà e invenzione. Ed io coltivavo tutto ciò con grande impegno, in una frustrante ricerca, una specie di mio
Infinito personale che mi lasciava continuamente insoddisfatta, incapace com'ero di descrivere con precisione ciò che pensavo, ciò che immaginavo.
e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei.
A me, naufragare in quel mare lì, non mi piaceva affatto. Non so se ci fosse un livello di istintività maggiore di quello che c'è in me ora, che rendeva più frustrante l'incapacità di comunicare ciò che avrei voluto; o se il limite fosse dovuto dall'età; o se sia normale per tutti i bambini. Ma ricordo che ne soffrivo e mi rodevo ossessivamente con l'idea che, prima o poi, in un moto o nell'altro, avrei trovato
il modo - avrei incontrato
qualcuno...
Immaginavo che il popolo delle fate entrasse dalla finestra della mia classe, nei pomeriggi d'autunno, per dire loro che in realtà io ero una fata, e che mi avrebbero ripreso con loro.
E poi, be'...
Il Nome della Rosa. Perchè ho un legame affettivo con il libro, il film e la musica? Il film è semplicemente un bel film adatto a risvegliare il mio fangirlismo.
Ma il
libro... il libro è la mia fantasia di bambina. Mia madre, Galgano, Beda e Fulke. Il Medioevo, che non è mai stato bello quanto era bello per me quando avevo otto anni. Non un'epoca morta, nemmeno un'epoca affascinante e intrigante... ma qualcosa di magico, che posso quasi toccare.
Io non so un caspita più della gente normale, sul Medioevo, intendiamoci. Non sono un'esperta. Ma non è questo il punto. Il punto è che quella musica, la colonna sonora del film, è così... legata a questi ricordi e queste sensazioni. Ai muri ruvidi e vetusti di decine di abbazie e di castelli che ho accarezzato quando ero bambina e andavo in giro con un cavallo immaginario di nome Sorriso. Ai colori degli affreschi, al legno, agli stemmi dipinti, alle navate, agli archi, ai libri vecchi di secoli, alle miniature, alle vetrate, ai cori e alle candele, alla penombra e alla luce dell'abate Sugerio, ai morti giacenti sulle tombe, alle danze macabre, alle allegorie, agli
odori.
Avevo quasi dimenticato tutte queste cose. Ne sono arrivate tante altre.
Ma queste...
Le ho ritrovate nella cucina di Lainate, parlando di un romanzo che è il
il romanzo, di dodici monaci come i funghetti cinesi di
Fantasia (ancora lei...), agli alberi magici, i sogni.
Il Medioevo.
Il Labirinto di Gugliemo da Baskerville.
Come dire, tutto.
In un certo senso, casa.
Mi avvedevo ora che si possono sognare anche dei libri, e dunque si possono sognare dei sogni.
Viviane dixit ; commenti (8)
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